STIPSI NEL BAMBINO

Oggi scrivo questo post in risposta alla domanda di una mamma di una bambina di 8 mesi che mi scrive: la domanda ispiratami dal tuo post sul microbiota è questa: sto dando alla mia bambina di 8 mesi il macrogol per una stipsi abbastanza ostinata, dopo 5 giorni di trattamento ha evacuato( finalmente). Che mi dici? cosa posso fare eventualmente per aiutare la bambina a ripristinare il suo microbiota? È nata di cesareo, è svezzata ma mangia pochissimo, quasi nulla. Diciamo che il suo alimento principale è ancora il latte materno. Dalla lettura di questa domanda alcuni punti sono fondamentali per comprendere quale sia il problema di questa bimba. Per prima cosa la bimba ha 8 mesi e la mamma riferisce della sua stitichezza. Entrando nel dettaglio si definisce stipsi l’alterazione dell’alvo con sintomi quali ridotta frequenza di evacuazione, emissione dolorosa di feci dure con forma a pallini o feci voluminose, mancato controllo dello sfintere anale.Nei bambini la diagnosi specialmente nei primi mesi di vita è molto difficile perché il medico deve interpretare le informazioni riferite dai genitori. Alcuni autori hanno cercato di classificare la frequenza di evacuazione in base all’età e al tipo di allattamento.La frequenza delle evacuazioni varia in base al tipo di alimentazione, all’età, all’attività motoria, alle abitudini sociali e al contesto, si veda ad esempio la frequentazione di nido o scuola materna.In relazione a questi parametri alcuni bambini sani allattati al seno non hanno abitualmente evacuazioni per diversi giorni e pertanto non si può considerare patologica questa eventualità. A causa delle difficoltà incontrate un gruppo di ricercatori nel 1989 ha identificato i criteri per definire la diagnosi e guidare il trattamento dei disturbi gastrointestinali. Questi criteri sono stati aggiornati nel 1999 e rivisitati nel 2006 come criteri di Roma III. Torniamoagli 8 mesi del bimbo della nostra amica.La stipsi nel primo anno di vita è dovuta a:

Dischezia

Passaggio dal latte materno al latte artificiale

Divezzamento.

La dischezia è un problema tipico del lattante sano al di sotto dei 6 mesi d’età. Ci troviamo di fronte a bambini che non riescono ad evacuare, piangono e urlano di dolore prima che avvenga la defecazione. Si ritiene che il problema sia dovuto all’ incoordinazione tra pressione intraddominale e rilassamento del pavimento pelvico.

Una volta inquadrato il problema da parte del pediatra è sufficiente rassicurare il genitore spiegando che sarà il bambino stesso a risolverlo imparando il naturale movimento. Possiamo aiutare il piccolo attraverso una leggera stimolazione che non deve diventare una manovra abituale.Il passaggio dal latte materno a quello artificiale porta ad una normale riduzione del numero di evacuazioni perché le feci diventano più consistenti. L’introduzione di cibi solidi può causare stipsi perché le feci diventano più consistenti e il bambino ha difficoltà ad evacuare e talvolta l’atto della defecazione diventa doloroso. Pertanto, il bambino cerca di trattenere lo stimolo accumulando la massa fecale peggiorando così la situazione.Spesso il genitore definisce la stipsi in base al numero di evacuazioni invece che alla evacuazione difficoltosa e dolorosa di feci aumentate in consistenza. Segue che il trattamento deve essere mirato non a un maggior numero di evacuazioni ma a rendere la defecazione regolare con feci molli e prevenire le ricadute.

Secondo le linee guida americane il trattamento comprende tre fasi.Rimozione dell’ngombro fecale in quanto i pazienti in terapia di mantenimento con lassativi per via orale potrebbero avere un peggioramento. La terapia di elezione per i bambini è quella con peg, importante è ricordare di non utilizzare sotto i 2 anni i clisteri con fosfato.

La terapia di mantenimento si basa su rassicurazioni, dieta, terapia con lassativi e toilet training.

Toilet training è una metodologia di educazione all’uso corretto della toilette in cui si insegna al bambino la corretta posizione per favorire la defecazione. Il toilet training consiste nell’ incoraggiare il bambino a sedersi sulla tazza o sul vasino a seconda della sua altezza in modo da saldare i piedi per terra per almeno 5-10 minuti dopo i pasti.Questa pratica è raccomandata per bambini di età superiore a 3 anni perché per i più piccoli potrebbe rappresentare un fattore scatenante la stipsi stessa.

Altro fattore importante è l’attività fisica, una regolare attività fisica stimola la funzionalità intestinale.Questa deve essere accompagnata da una dieta corretta ricca di frutta e verdura stando attenti ad evitare mele e banane. Una sufficiente quantità di acqua e fibre aumenta il volume e il peso delle feci, occorre quindi incoraggiare il bambino a bere piccole quantità di acqua nell’arco della giornata.Per eliminare l’ingombro fecale è consigliato anche l’uso di lassativi , i più utilizzati s,i come già detto, Peg e macrogol. Si tratta di un polimero inerte, solubile, che non si assorbe e che agisce per osmosi. Importante è sciogliere il peg o il macrogol in un’adeguata quantità di acqua o altro liquido per esplicare la sua azione. Il peg può essere usato nel disimpegno fecale a dosaggi che vanno da 1 a 1,5 grammi per kg al giorno, nella terapia di mantenimento a dosaggi che vanno da 0,2 a 0,8 grammi per chilo al giorno.Per ottenere risultati, la terapia va valutata a due settimane di distanza dall’inizio e può richiede uno o due giorni per avere l’effetto.

Rispondiamo alla domanda come posso aiutare la bambina a ripristinare il suo microbiota?Come già detto in precedenza occorre una buona alimentazione ma in questo caso il bambino ha poco appetito come conseguenza della stipsi e la mamma riferisce che si alimenta quasi esclusivamente attraverso il latte materno nonostante lo svezzamento. In questo caso per assicurare al bambino i nutrienti necessari sarà la mamma a dover consumare grandi quantità di frutta fresca e verdure crude condite con olio extravergine d’oliva. La mamma dovrà inoltre assicurare buon apporto di proteine preferibilmente proveniente da pesci grassi,come sgombri e aringhe,che contengono acidi grassi insaturi importanti per lo sviluppo del sistema nervoso e del cervello.

Dal punto di vista del microbiota si può aiutare il bambino fornendo fermenti lattici e probiotici, stando attenti a scegliere quelli di buona qualità e registrati.Importante è anche la nascita avvenuta per parto cesareo. I batteri cominciano a colonizzare l’intestino immediatamente dopo la nascita del feto. Infatti, il neonato nasce con un intestino sterile, dove i batteri non ci sono o sono presenti a bassissimi livelli. Subito dopo il parto, il tratto gastrointestinale viene rapidamente popolato. È stato stimato che circa il 72% del microbiota che si ritrova nelle feci di neonati nati con parto naturale è simile a quello trovato nelle feci delle madri, poiché i batteri vaginali vengono passati dalla madre al figlio. Viceversa, neonati che hanno visto la luce con il parto cesareo presentano un microbiota intestinale che è solo per il 41% simile al microbiota fecale della madre: nell’intestino del figlio si ritrovano tipi di batteri normalmente presenti sulla pelle della madre derivati dall’ allattamento al seno. Non solo il tipo di parto, ma anche le modalità di allattamento e l’uso di antibiotici possono provocare cambiamenti nella composizione del microbiota intestinale del neonato. Durante i primi anni di vita vi è un aumento progressivo del numero e dei tipi di batteri che colonizzano l’intestino. Le popolazioni batteriche continuano a crescere a modificarsi fino all’età di 2 anni e mezzo, quando la composizione del microbiota del bambino diventa simile a quella di un adulto.

Dopo il modo in cui si viene alla luce è il cibo assunto nei primi mesi di vita che può influenzare il microbiota; bambini allattati al seno presentano un microbiota intestinale totalmente diverso rispetto a quelli che ricevono invece latte artificiale. Il latte materno contiene diversi composti attivi che non sono presenti in quello artificiale. Questi composti svolgono un ruolo importante nella digestione e nell’ assorbimento dei nutrienti, nella protezione immunitaria e nella difesa contro gli organismi patogeni. Infatti, alcuni zuccheri presenti solo nel latte materno costituiscono il nutrimento dei bifidobacterium che si trovano nel colon del bambino,questi batteri aiutano il processo di fermentazione degli oligosaccaridi, zuccheri che si trovano in molti alimenti e che modulano il sistema immunitario attraverso la produzione di anticorpi per contrastare l’insorgenza di alcune malattie reazione allergica.Di fondamentale importanza è la dieta nel determinare la composizione del microbiota anche nell’adulto. Prediligiamo una dieta con frutta, verdura e cibi ad alto contenuto di fibre che portano non solo a una maggiore varietà di batteri ma anche ad un maggior numero per ottenere benefici per l’uomo in termini di digeribilità e di disponibilità delle sostanze nutritive.Spero con questo post di aver risposto alle domande della nostra amica ed aver fornito degli spunti di riflessione per tutti coloro che lo hanno letto fino in fondo.

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