DONNE E LAVORO AI TEMPI DELLA PANDEMIA

Smart working? Casa? Figli? Genitori anziani?

Conciliare tutto è oggi sempre più faticoso per le donne e soprattutto per le mamme.

In questo periodo di pandemia tutto è diventato più difficile: gestire i figli in DAD mentre si è a lavoro, tornare e occuparsi della casa, della spesa, dei genitori anziani e dei figli in preda allo stress perchè sempre collegati al pc.

Non che prima fosse tutto facile, chiaramente.

In zona gialla e arancione il 72% dei lavoratori tornati al lavoro sono uomini. Secondo i dati CGIL nei nuclei familiari in cui è possibile richiedere il congedo parentale a decidere di stare a casa sono state le donne dato che mediamente già guadagnano tra il 10 e il 18% in meno rispetto agli uomini. Una alternativa può essere lo smart working che tanto smart non è perchè il carico tra lavoro, bambini e Dad è triplicato.

“Gli effetti della pandemia non sono stati gli stessi per tutte le donne. Alcune hanno apprezzato la maggiore flessibilità così come la possibilità di evitare gli spostamenti da casa al luogo di lavoro. Molte altre invece, hanno ammesso di essersi sentite sull’orlo del burnout” ha commentato Patricia Gestoso, Head of Scientific Costumer Support presso BIOVIA, vincitrice del premio 2020 Women in Software Changemakers e membro della rete di donne professioniste ADA’S LIST.

Tutto ciò genera nelle donne forte Stress: il lavoro è entrato nelle nostre case a qualsiasi ora, si insinua nel rapporto tra genitori e figli, mogli e mariti, creando uno stato di stress che compromette sia lo stato di salute che lavorativo e la qualità delle relazioni sociali.

Un altro trend emerso durante la pandemia è stata la difficoltà tra chi lavorava da casa e chi in presenza. Molte donne ritengono che lavorare in un ambiente di lavoro paritario offrirebbe maggiori opportunità di carriera. Per alcune donne lavorare da casa e conciliare famiglia e riunioni rappresentava una via per la parità. In realtà videocall e uffici allestiti in salone potevano rappresentare una svolta per le pari opportunità ma così non è stato. La speranza era che lo smartworking eliminasse un bel pò di stereotipi, quali le donne sono meno disponibili sul luogo di lavoro a causa degli impegni con i figli.

La mentalità sta cambiando ma non ancora abbastanza.

Le Nazioni Unite hanno pubblicato un report dal titolo significativo: The Impact Of Covid-19 On Women. L’ emergenza ha amplificato le disparità esistenti, portando indietro i progressi fatti negli ultimi anni.

Le aziende dovrebbero dimostrare di poter garantire ai dipendenti con figli, di entrambi i generi, la flessibilità anche dopo la pandemia. Avere donne alla guida e team composti da una maggioranza di quote rosa sarebbe un modo di dimostrare che nelle aziende c’è spazio per le donne. Ci sono molte aziende di successe che collaborano con organizzazioni femminili esterne che si dimostrano fonte di stimoli, ispirazione e che sono in grado di dare una marcia in più alle aziende.

Le donne soffrono quindi di differenze ancora sostanziali sul piano lavorativo e sociale ma la discussione pubblica sugli effetti del Covid sul genere femminile può aiutarci a focalizzare il discorso sulla disparità di genere. Analisi tramite Eni Datalab hanno evidenziato le ricerche su Google sul tema “uguaglianza di genere”. La ricerca è poi passata su twitter dove sono stati processati 700000 tweet sul tema.

L’analisi della rete ha dimostrato da una parte il lato negativo che ha esasperato la condizione lavorativa delle donne. Dall’altro lato la discussione online relativa anche al quinto obiettivo di sviluppo sostenibile mostra come qualcosa si stia muovendo in direzione positiva con sempre più persone attente e sensibili alle diverse sfaccettature della parità di genere.

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